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I bambini raccontano la dittatura di Pinochet

Cile. Anni ‘80. Attraversiamo il tragico periodo della dittatura militare di Pinochet attraverso i racconti di un gruppo di bambini di appena 10 anni. Dalla prima immagine descritta nelle prime righe ho subito sentito forte un sentimento di tenerezza misto a inquietudine.


[..]Una bambina di dieci anni entra in una scuola del quartiere Avenida Matta, dando la mano al suo papà. Porta una borsa di cuoio che le penzola dalla spalla e i lacci della scarpa destra slacciati. Fuori, in strada, ci sono ancora i residui di una festa che ha lasciato alcuni volantini, bottiglie vuote e spazzatura sparsa sul marciapiede. La nuova Costituzione proposta dalla Giunta Militare è stata approvata da un’ampia maggioranza[...]

Sono bambini che vivono la loro quotidianità senza riuscire a comprendere pienamente che cosa stia accadendo intorno a loro, la realtà che li circonda inizia ad avere meccanismi per loro inspiegabili. Quasi confondono il reale con il sogno e si sentono intrappolati da queste 2 realtà. A scuola devono seguire una disciplina rigida iniziano ad avere delle paure, sentono parlare di morti, spariscono persone e si trovano costretti ad allontanarsi l’uno dall’altro, all’improvviso. Estrella Gomez è la bambina descritta nelle prime righe; poi c’è la piccola Gonzalez e le sue lettere a Maldonado con le quali scopriamo l’evoluzione di una tragica vicenda familiare e la tenerezza di un'amicizia. Zuñiga, Bustamante, Fuenzalida, Riquelme....

Questi bambini porteranno per sempre i segni di quanto vissuto.


[...] Nessuno ricorda chiaramente il momento esatto, ma tutti ricordiamo che all'improvviso cominciarono a vedersi bare, funerali e corone di fiori e non potevamo più fuggire, perchè tutto sembrava essersi trasformato in qualcosa di simile ad un brutto sogno. Forse le cose erano sempre andate così, senza che noi ce ne rendessimo conto. Frse Maldonado aveva ragione, prima eravamo troppo piccoli [...]

Ciò che ho trovato straordinario è la potenza di questo libro di poche pagine.

Ti lascia dentro qualcosa di profondo, un pezzo di storia, il punto di vista dei bambini in una tragedia, tantissimi spunti di riflessione.


Nona Fernández è un’autrice che amo, in questo racconto lungo con un linguaggio semplice, a tratti quasi infantile e una narrazione discreta e mai sopra le righe ci mostra la sofferenza dal punto di vista di un bambino.


La metafora continua con il videogioco "Space Invaders" accompagna tutto il racconto mostrando una realtà di continua resistenza al nemico, all’”alieno” dove “il giocatore” è condannato ancora prima di iniziare a sparare.


Un libro che lascia sicuramente il segno e che vi porta a continuare a rifletterci anche tempo dopo che avrete chiuso l'ultima pagina.


Cito l'esergo di Georges Perec che racchiude il tutto:

Sono sottomesso da questo sogno:

so che non è altro che un sogno,

però non riesco a fuggirgli.


Il libro è pubblicato per la prima volta da Edicola ediciones nel 2015. A fine luglio 2020 è tornato in una nuova edizione che trovate nel sito della casa editrice qui


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